Blog · Diritti e burocrazia

PEI e nuovo decreto scuola: cosa cambia davvero

Di Eloisa M. Gentili · 7 minuti di lettura

Il PEI non è un modulo da compilare. È un documento vivo, fatto di osservazione, confronto, progettualità — costruito perché i punti di forza di tuo figlio possano emergere ed essere valorizzati, non solo perché qualcuno "metta per iscritto" le sue difficoltà. Per un genitore, il PEI significa che esiste un cammino pensato apposta per lui.

Per questo, quando il 24 settembre 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge sulla scuola che cambia le regole sul PEI, ho voluto capire cosa dice davvero — e cosa, invece, lascia ancora senza risposta.

Cosa dice il decreto, in sintesi

Il PEI non dovrà più essere riscritto ogni anno per tutti gli alunni con sostegno. Andrà aggiornato in due casi: nei passaggi tra i diversi gradi di istruzione, oppure quando cambiano le condizioni sanitarie dell'alunno. Negli altri anni, se non ci sono novità sostanziali, il documento resta valido così com'è.

La domanda che il decreto non risolve

Ed è qui che, da mamma, mi fermo: chi stabilisce cosa conta come "cambiamento significativo"? E con quale criterio? Il testo non lo dice. E questo, per chi vive la scuola ogni giorno, non è un dettaglio tecnico — è tutto.

So già, per esperienza diretta e per quello che mi raccontano le famiglie della community, cosa può succedere in pratica: chiedi un colloquio per parlare di una difficoltà nuova che noti in tuo figlio, e ti senti rispondere "ne parliamo al GLO". Poi il GLO — quei tre incontri annuali tanto attesi — a volte non si tiene nemmeno per intero. Meno riunioni fisse rischiano di significare, in concreto, meno comunicazione, non di più.

Meno carta da riscrivere non equivale automaticamente a meno peso per le famiglie. Se gli unici momenti di confronto restano legati a un "cambiamento significativo" mai definito con chiarezza, il rischio è che quel confronto arrivi più raramente, non più spesso.

Il GLO è uno spazio di responsabilità condivisa — anche quando non funziona

Il Gruppo di Lavoro Operativo dovrebbe essere proprio questo: un luogo dove scuola e famiglia si assumono insieme la responsabilità del percorso di un bambino. Nella pratica, troppo spesso, le famiglie ci arrivano già sole e stanche — a volte così stanche da non avere nemmeno le energie per far valere quello che spetterebbe loro.

E qui c'è un altro nodo, forse il più importante: molte famiglie non conoscono bene i propri diritti, né quelli dei propri figli, su questi temi. Non per disinteresse — per la fatica di orientarsi in un sistema che dà per scontato di sapersi muovere in un linguaggio che non è il proprio.

Dal panico iniziale alla tutela consapevole

Il primo PEI coincide quasi sempre con un momento di spaesamento. Ci si ritrova dentro un mondo di sigle, riunioni, moduli — qualcosa che nessuno ti ha insegnato a leggere prima. Se in famiglia c'è anche una barriera linguistica, quello spaesamento si amplifica ancora.

Ma poi, quasi sempre, succede qualcosa: si entra davvero nella scuola. Si conosce il collegio docenti, non come nome su un documento ma come persone. Si ascolta finalmente qualcuno parlare di tuo figlio con attenzione vera. E piano piano si impara — spesso da sole, a volte insieme ad altri genitori — a pretendere rispetto per l'individualità di tuo figlio e per i suoi diritti.

È esattamente per questo "insieme ad altri genitori" che esiste una community: perché nessuna famiglia dovrebbe imparare tutto questo da sola. Se ti riconosci in questo percorso, registrati come famiglia su QUI ADHD — ti dà accesso anche alla community su Telegram, un posto dove confrontarti con chi sta vivendo, o ha già vissuto, esattamente quello che stai vivendo tu.

PEI e PDP: una distinzione che vale la pena ricordare

Il PEI riguarda solo gli alunni con certificazione di sostegno secondo la Legge 104 — non tutti i bambini e ragazzi ADHD, ma solo quelli per cui è stata riconosciuta anche una condizione di disabilità. Il PDP, quello che riguarda la maggior parte delle famiglie ADHD che mi seguono, resta regolato dalla Legge 170/2010 e da questo decreto non risulta toccato.

Un decreto legge, non ancora una legge definitiva

Un decreto legge entra in vigore subito, ma il Parlamento ha 60 giorni per convertirlo in legge — e in quel passaggio il testo può cambiare. Vale la pena seguirne l'iter nelle prossime settimane, prima di considerarlo definitivo.

Le regole possono cambiare. Il bisogno di essere ascoltate, e di sapere cosa ci spetta, no.

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